La Rosta (o lunetta) in ferro battuto che sovrasta il portone principale del Castello di Comiso è uno degli esempi più eleganti di auto-celebrazione nobiliare dell’Ottocento siciliano.
Non è solo un elemento decorativo architettonico destinato a proteggere e illuminare l’androne, ma funge da vero e proprio manifesto politico e nobiliare, un sigillo di proprietà e “biglietto da visita” monumentale.
L’Acronimo: LBNDVCCPA
Al centro di questa intricata trama metallica spicca un acronimo che per anni ha incuriosito storici e visitatori. Una complessa sequenza di lettere, inserita nella raggiera metallica, che riassume i titoli di Luigi Burgio Naselli, ultimo del ramo principale dei Naselli vissuto a Comiso. Dalla fondazione di Aragona di Sicilia i Naselli lasciarono Comiso per sempre, nel XVIII° secolo acquistarono il palazzo di via dell’Alloro a Palermo e vi trasferirono definitivamente tutti i loro centri d’interesse, famiglia inclusa.
Verosimilmente la lettura, che tiene conto della successione dei titoli e dell’unione delle casate, è la seguente:
- L: Luigi (Ludovicus)
- B: Burgio
- N: Naselli
- D: Dux (Duca)
- V: Villafiorita (titolo ducale pervenuto tramite i Burgio)
- C: Comes (Conte)
- C: Comisii (di Comiso)
- P: Princeps (Principe)
- A: Arigonae (d’Aragona)
Inquadramento Storico e Significato
L’opera riflette la volontà di Luigi Burgio Naselli di ribadire la legittimità e il prestigio della sua stirpe.
- L’Unione Burgio-Naselli: L’inserimento del cognome Burgio è fondamentale. Luigi non era solo l’erede dei Naselli (signori di Comiso dal 1453), ma attraverso la sua ascendenza portava in dote i titoli della famiglia Burgio, tra cui quello di Duca di Villafiorita.
- Il Richiamo agli Aragona: Il finale “PA” (Princeps Arigonae) ricorda il privilegio di fregiarsi del nome d’Aragona, concesso alla famiglia Naselli per i meriti e i legami con la casa reale spagnola, permettendo loro di inserire le “barre d’Aragona” nel proprio stemma. I Naselli sono principi di Aragona non per la parentela col casato regnante ma proprio perché ottennero la “licentia populandi ac aedificandi” con tutti i connessi diritti feudali della cittadina, in provincia di Agrigento, che chiamarono Aragona.
Considerando che il committente è Luigi V Burgio Naselli, la datazione della rosta può essere collocata con buona approssimazione nella seconda metà del XIX secolo, indicativamente tra il 1863 e il 1882.

Gli indizi della datazione
Questa finestra temporale non è casuale, ma è dettata dalla biografia del personaggio e dalla storia della famiglia:
- Luigi V Burgio Naselli (1821–1889): Figlio di Marianna Naselli e Nicolò Burgio, Luigi divenne l’erede principale della casata dopo che lo zio Baldassare VII Naselli, fratello della mamma Marianna e ultimo feudatario di Comiso, morì celibe nel 1863. La rosta fu realizzata per celebrare proprio la sua persona e la fusione definitiva dei titoli delle due famiglie (Burgio e Naselli).
- 1882: È l’anno in cui Luigi prese i voti diventando sacerdote. È ragionevole pensare che l’opera, che celebra titoli nobiliari e gloria “terrena”, sia stata commissionata e installata nel periodo della sua piena reggenza laica, prima della sua consacrazione definitiva alla vita religiosa.
Un Documento nel Ferro
Ancora oggi, la rosta rappresenta una delle testimonianze più dirette della storia cittadina: un “testo” che ogni visitatore doveva leggere (o farsi spiegare) prima di varcare la soglia del castello.


